Appalto su gestione di un centro di accoglienza; requisiti morali dell’aggiudicatario; giurisdizione sulla sorte del contratto in caso di annullamento degli atti di gara.

by Mauro Di Pace

Con sentenza n. 3759 del 15 giugno 2010 (che trovate qui), la VI Sezione del Consiglio di Stato si è pronunciato su una gara d’appalto indetta dalla Prefettura di Gorizia per la gestione di un centro di accoglienza per richiedenti asilo.

In primo luogo, ha affermato la giurisdizione del Giudice Amministrativo sulla sorte del contratto d’appalto in conseguenza dell’annullamento degli atti di gara, in conformità alla riforma di cui al d.lgs. 53/2010. Si tratta della prima pronuncia nota in tal senso.

Inoltre, ha affermato il principio per cui, quando ad una gara d’appalto partecipano imprese riunite in forma di consorzio, i requisiti morali di cui all’art. 38 d.lgs. 163/2006 devono essere posseduti da ciascun partecipante al consorzio, qualunque sia la forma assunta da quest’ultimo (stabile o non), ed anche quando si tratti di contratti esclusi dall’applicazione del Codice dei contratti pubblici.

Infatti, secondo il Consiglio di Stato,

La regola su enunciata secondo cui tutti coloro che prendono parte all’esecuzione di pubblici appalti devono essere in possesso dei requisiti morali indicati nell’art. 38, può essere considerato un principio di tutela della par condicio, dell’imparzialità e efficacia dell’azione amministrativa, per cui deve trovare applicazione anche nei contratti esclusi in tutto o in parte dall’applicazione del codice, quali i servizi dell’allegato II-B.

Nei contratti c.d. esclusi può non esigersi il medesimo rigore formale di cui all’art. 38 citato e gli stessi vincoli procedurali, ma resta inderogabile la sostanza, ossia il principio che i soggetti devono avere i requisiti morali, e che il possesso di tali requisiti va verificato“.

Ancora,

Che si tratti di un principio ineludibile trova conferma indiretta proprio nella peculiarità dell’appalto per cui è processo, e nelle conseguenze paradossali cui si perverrebbe se si ritenesse inapplicabile l’art. 38 citato in relazione ai soggetti consorziati per i quali il consorzio dichiara di concorrere.

L’appalto per cui è processo riguarda la fornitura di servizi di assistenza alla persona sotto forma di gestione di un centro di assistenza per cittadini extracomunitari richiedenti asilo. Analogo servizio è quello di gestione dei centri di permanenza temporanea per i cittadini extracomunitari privi di permesso di soggiorno (centri di identificazione ed espulsione)”.

Il Ministero dell’interno, chiamato istituzionalmente a gestire tali centri, dislocati in svariate parti del territorio nazionale, ordinariamente in prossimità delle frontiere nazionali, vi provvede non in via diretta, ma affidando la gestione a soggetti terzi individuati tramite appalti di servizi.

I compiti istituzionalmente propri del Ministero e affidati a terzi mediante appalti, sono di estrema delicatezza in quanto la gestione dei centri, pur comportando formalmente mansioni di pulizia, mensa, assistenza psicologica, linguistica, culturale e normativa, è in immediato contatto con le funzioni di ordine pubblico inerenti la identificazione, vigilanza ed espulsione degli stranieri non in regola.

E’ allora evidente che si impone un particolare rigore morale in capo agli operatori economici che gestiscono tali centri, al fine di garantire il rispetto della dignità dei cittadini extracomunitari, di prevenire fenomeni patologici di infiltrazioni criminali all’interno degli stessi, volte a favorire l’immigrazione clandestina o l’impiego dei cittadini extracomunitari in attività illecite”.