Brevi considerazioni sulla sentenza del Tar Cagliari sulla partita Cagliari – Roma.

by Mauro Di Pace

1. Innanzitutto i fatti.

Con provvedimento del 19.9.2012 il Prefetto di Cagliari aveva disposto che la partita Cagliari Roma del 23.9.2012, così come le successive partite previste nello stadio Is Arenas di Quartu S. Elena, si sarebbero dovute giocare a porte chiuse, “per ragioni di pubblica e privata incolumità … sino all’attuazione degli interventi strutturali ed organizzativi richiesti ope legis.

In risposta a questo provvedimento, il Cagliari Calcio, la sera prima della partita (alle 19 del 22.9.2012) emetteva il seguente comunicato:

La società Cagliari Calcio, rappresentata dal Presidente Massimo Cellino, i tesserati e tutti coloro che lavorano per essa, visto il perdurare della situazione che porta a non vedere più un futuro per via delle difficoltà burocratiche ed il disinteresse collettivo delle istituzioni, invita e chiede ai suoi tifosi, titolari di biglietto e abbonamento, di recarsi allo stadio per assistere alla partita Cagliari – Roma nel rispetto dell’ordine e della civiltà.

La società Cagliari calcio e i suoi ingegneri reputano infatti la struttura agibile e sicura. Questo atto assolutamente pacifico, spinto dal dolore e dalla frustrazione, per difendere il diritto di esistere. Viceversa è giusto prenderne atto. Il Presidente Massimo Cellino”.

Il prefetto di Cagliari decideva quindi di differire la partita ad altra data, con provvedimento assunto la stessa notte del 22.9.2012.

Solo dopo, la giustizia sportiva ha assegnato la partita alla Roma, con un 3-0 a tavolino.

2. Il Tar ha annullato il provvedimento prefettizio di differimento della partita, assunto nella notte del 22 settembre 2012, ma non ha intaccato direttamente la decisione della giustizia sportiva, di natura sanzionatoria e disciplinare, di assegnare la partita alla Roma. Sotto questo profilo, la sentenza riconosce l’autonomia della giustizia sportiva rispetto a quella amministrativa; cionondimeno, dichiara che sussiste una “evidente connessione tra il provvedimento prefettizio di differimento della partita ed i successivi accadimenti che hanno determinato eventi lesivi per la società Cagliari calcio, quali la sconfitta per 0 – 3 inflitta dalla giustizia sportiva e la richiesta di risarcimento danni che la società Reti televisive italiane ha avanzato alla società Cagliari Calcio (documento 16 produzioni della ricorrente).

Non c’è contraddizione tra l’autonomia degli ordinamenti e la connessione tra il provvedimento e gli accadimenti: questi ultimi rilevano quali fatti ai fini dell’interesse a ricorrere contro il provvedimento prefettizio; ciò non significa, però, che il Tar abbia il potere di annullare il 3-0 a tavolino.

2. L’annullamento è intervenuto per un vizio procedimentale, ossia la mancata convocazione di membri necessari del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, il quale “era composto, nell’occasione, dal Prefetto di Cagliari, dal Questore, dal Comandante provinciale dei Carabinieri, dal Comandante provinciale della Guardia di Finanza, dal Vice prefetto Vicario e da un funzionario verbalizzante. Mancavano alla riunione il Sindaco di Cagliari, il Sindaco di Quartu S. Elena, il Presidente della Provincia e i due rappresentanti del Ministero per i Beni e le attività Culturali e del Coni.

La gravità del vizio procedimentale sta nella natura “ampiamente discrezionale” del potere prefettizio.

L’atto amministrativo è discrezionale quando la legge affida all’Amministrazione un ampio potere di valutazione degli interessi pubblici in gioco nel caso concreto.

In ragione di questa discrezionalità, tale valutazione non è sindacabile nel merito dal Tribunale Amministrativo, in virtù del principio della separazione dei poteri esecutivo e giudiziario.

Il Tar infatti non entra nel merito del provvedimento (se esso avrebbe potuto essere identico a quello in concreto adottato), e non può farlo proprio perché il procedimento è “ampiamente discrezionale”.

L’ampiezza della discrezionalità, però, trova un bilanciamento nell’obbligo del rigoroso rispetto dei limiti procedurali e formali del procedimento, nonché nell’obbligo di motivazione ampia e rigorosa.

Il rispetto di questi obblighi è indubbiamente sindacabile dal Tar.

3. Personalmente mi ha colpito che la Roma si sia difesa con un unico atto di costituzione, senza allegazioni documentali e senza produrre memorie ulteriori. Si tratta molto probabilmente di una scelta “di stile”, che si spiega forse sul piano dell’immagine (“preferisco vincere sul campo che in tribunale”).

Ciò non vuol dire, però, che la Roma non si sia difesa: dalla sentenza emerge infatti che i suoi difensori hanno articolato delle precise eccezioni sulla inammissibilità del ricorso (sul presupposto che andava impugnato anche il provvedimento del 19 settembre, delle partite “a porte chiuse) e sulla carenza di interesse (sul presupposto dell’autonomia della giustizia sportiva rispetto a quella ordinaria).

Da quanto emerge dalla maschera del sito del TAR Cagliari sul ricorso, però, si può dire che si è evidentemente ritenuto di non dover sfruttare tutte le finestre di argomentazione e di produzione documentale che il processo amministrativo mette a disposizione delle parti, come invece hanno fatto il Cagliari e l’avvocatura dello Stato.

Per esempio, l’atto di costituzione risulta depositato (senza documenti allegati) prima della camera di consiglio del 29.11.2012; non risultano invece depositi di atti e documenti da parte della Roma prima dell’udienza pubblica del 6 febbraio, mentre la legge consente di produrre documenti 40 giorni prima, memorie 30 giorni prima e documenti 20 giorni prima dell’udienza.

4. Sorgono a questo punto tre domande:

a) Cosa comporta questa sentenza sul 3-0 a tavolino?

Probabilmente nulla.

b) Come incide sulla vicenda l’arresto del presidente Cellino, del sindaco di Quartu S. Elena e dell’assessore proprio per vicende inerenti lo stadio Is Arenas?

c) Su cosa si può fare appello?

Ma su questo vi rispondo, se volete, via email.